COMUNICATO STAMPA
oggetto: NOTARELLE SU MONFALCONE
La città di Monfalcone in questi giorni è balzata agli onori delle cronache nazionali, purtroppo per il tragico incidente che ha causato la morte di un operaio diciannovenne in cantiere. Ma già oggi questa tragedia passa in secondo piano sulla stampa locale, e i titoloni sono tutti per il no del Comune e della sindaca Cisint alla moschea.
Sì tratta di due fatti che meritano un'attenta riflessione. Nel primo caso, molto si è detto sulla piaga del subappalto, che produce salari da fame (con conseguente risparmio nei costi anche per Fincantieri) e poca attenzione alla sicurezza. Ma siamo sicuri che sia questa la causa della tragedia? Le indagini, ovviamente sono coperte dal segreto istruttorio e noi non possiamo che basarci sulle notizie date da stampa e tv. Dalle stesse apprendiamo che la ditta per cui lavorava il giovane operaio deceduto aveva un'esperienza ventennale di appalti da Fincantieri. Ma soprattutto quello che da nessuna notizia di stampa viene spiegato è come sia possibile che un blocco di cemento armato di 700 chili sia potuto finire addosso a un operaio. Viene quindi da chiedersi: il cantiere è sicuro? O è solo colpa delle ditte in appalto? E i ritmi di lavoro, la necessità di rispettare i tempi delle commesse, che ruolo hanno avuto nella vicenda?
Anche sulla vicenda della "moschea", Monfalcone non esce bene. Secondo la sindaca Cisint, il no sarebbe solo un fatto "tecnico". Poi però immediatamente aggiunge che gli stranieri sono troppi e causano "degrado". Affermazioni che non possono non essere etichettate per quello che sono: sono affermazioni razziste. A Monfalcone da sempre l'immigrazione è legata al cantiere. Sì tratta di lavoratori (e relative famiglie) con regolare permesso di soggiorno. Con il loro lavoro concorrono a creare la ricchezza di Fincantieri e della stessa città di Monfalcone. L'atteggiamento ostile nei loro confronti da parte della sindaca è veramente insopportabile. Ma venendo al merito della vicenda, i progettisti della "moschea" (affermati architetti monfalconesi) affermano di avere rispettato tutte le normative e contestano il provvedimento di "stop" al cantiere, provvedimento le cui motivazioni in effetti non si comprendono e che la sindaca (che occupava i giornali sul tema da giorni con ripetute dichiarazioni) nemmeno spiega. Come non notare, infine, che il provvedimento sarebbe firmato, secondo gli articoli di stampa, da un dirigente "ad interim", di recente nomina. Ad interim o ad acta?
Insomma, la Monfalcone di oggi suscita molti dubbi e interrogativi, anche dolorosi. Da comunisti, ci auguriamo che una ritrovata unità e solidarietà tra lavoratori, italiani e stranieri, di Fincantieri e delle ditte in appalto, possa renderla migliore di com'è.
LA SEGRETERIA PROVINCIALE
DEL PARTITO COMUNISTA ITALIANO
